
CasparDavid Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (Der Wanderer über dem Nebelmeer),1818, dipinto a oliosu tela conservato alla Hamburger KunsthallediAmburgo in Germania
Sospeso, ti sei trovato solo
Misurando i passi con il bastone
Per accorgerti infine che dall’alto il mare si vede meglio
Ma è sempre sfuocato
Indefinito
Allora decidi di scendere e di abbandonarti
Cullato dal vento.
Questa tua scrittura sintetica, poetica allo stile ungarettiano, ti si addice, Giorgia. Forse per il netto contrasto con ciò che sei solita mostrare di te. Ma l’ importanza che sai dare all’ altro è espressa nell’ uso della seconda persona che suggerisce amicizia, intimità, forse compassione
Le mie cosette
Adoro le mie cosette e guai a chi me le tocca.
Si tratta di una questione di rispetto, rispetto dei propri spazi e di quelli altrui, e visto che corro il rischio di essere troppo criptica ora ve le descrivo. Aprire gli occhi al mattino con una bella sensazione, positiva, su come sarà la mia giornata. Ascoltare sempre lo stesso programma radiofonico, fare colazione con le solite cose. Andare a scuola a piedi, e questo qui ad Alexandria è una vera figata; salutare alcune persone che incontro nel tragitto. Controllare le mie attività fisiche sul fidato Garmin ( qui suggerisco un asterisco esplicativo per chi, come me, immagina ma non sa di cosa si tratti), di cui non posso più fare a meno; controllo i passi, le sfide che ho con altri e quelle mensili che mi vengono proposte, e che io accetto sempre, gli obiettivi da raggiungere. Poi vengono in ordine sparso: la corsa sul tapis roulant, le lunghe ore di letture che a volte affascinano e a volte mi fanno perdere nei labirinti di amari autori. Ascolto i brani musicali che mi piacciono e che siccome sono più di duemilacinquecento raramente si ripetono. E altre piccole cosette che ora non sto qui ad elencare.
Credo però di poter dire che questi gesti, piccoli rituali che si affastellano come delle tessere di un domino, siano il mio modo di affrontare gli inizi, gli svolgimenti e anche la fine dell’esistenza.
In questa scrittura minimalista, che predilige riduzioni, ellissi e diminutivi, si cela ma non tanto una forte identità, quella del tuo io creativo, che sa ascoltarsi, concentrarsi su se stesso, volersi bene e imporsi con modestia apparente, con perentorietà dichiarata (“guai a chi me le tocca”). Grande maestria quella che suggerisci per affrontare gli inizi! Molto interessante, Giorgia, questo tipo di scrittura semplice e chiara si direbbe uno schermo: mostra ma anche protegge, senza rivelare. Dante aveva la donna-schermo, tu hai trovato ( ma non sei la sola) la scrittura-schermo.